APPUNTI PER UNA STORIA DELL'OCARINA
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"Storia dell'ocarina"/"Ocarina History"

di Fabio Galliani

 STORIA DELLE RICERCHE STORIOGRAFICHE BUDRIESI SULL’OCARINA

 I primi “storiografi” dell’ocarina sono stati, per nostra fortuna, gli ocarinisti del XIX secolo che, nel periodo 1865-1911, hanno pazientemente raccolto, conservato e tramandato una preziosa raccolta di articoli di giornali riguardanti i loro concerti.

In particolare  Alberto Napoleone Mezzetti (Budrio, 1841- Londra 1906) pare essere stato il più scrupoloso raccoglitore di testimonianze.

Un taccuino con la sua foto in copertina, probabilmente da lui stesso lasciato nel 1878 al più giovane amico e collega Pacifico Marchesini (e tuttora conservato dalla famiglia Marchesini) è a tutt’oggi la fonte più ricca di informazioni sul “periodo d’oro” dell’ocarina. In esso sono raccolti 88 ritagli di giornali che vanno dal 1869 al 1911, con un’appendice di due articoli riguardanti il 1930.

 Dalle informazioni in nostro possesso, non risultano pubblicate storie dell’ocarina prima del 1963.

Negli anni ’30 il budriese  Casari ne cominciò una, mai pubblicata e mai completata. Il manoscritto è ora custodito dal collezionista Franco Ferri di Budrio.

Nel 1963, in occasione dei pubblici festeggiamenti per il centenario (già la scelta del 1963 e non del 1953 rende un’idea della confusione che regnava nella stessa Budrio sulla storia dell’ocarina!) il Comune incaricò in fretta e furia lo storiografo bolognese Aldo Adversi di scrivere un libro sulla storia dello strumento e dei Gruppi.

Dopo solo pochi mesi di ricerche, secondo quanto riferitomi nel 2003 dallo stesso Adversi, si riuscì a mandare in stampa presso l’editore Bongiovanni di Bologna un piccolo libro dalla copertina gialla, che riuniva per la prima volta insieme sistematicamente nozioni enciclopediche sull’ocarina, la storia dell’inventore Giuseppe Donati, quella degli altri costruttori budriesi (Vicinelli e Chiesa) e quella dei principali costruttori di ocarine italiani, oltre ad alcune informazioni sulla storia dei Gruppi.

Il libro di Adversi non presenta fonti di prima mano. Consiste in un’esposizione di definizioni da enciclopedie, articoli di giornali e riviste, in gran parte messi a disposizione dagli eredi di Alfredo Barattoni, che li aveva raccolti negli anni ’20 e ’30.

Nel 2001 Alice Gatti ha presentato una tesi di laurea in etnomusicologia presso l’Università di Bologna sull’Ocarina di Budrio. L’anno successivo Claudio Cedroni ha presentato una tesi sullo stesso argomento per la sua laurea in lettere moderne all’Università di Ferrara, con particolare risalto per la storia dei Gruppi ocarinistici.

 Nel 2003, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dall’invenzione dell’ocarina, il Comune di Budrio ha pubblicato, a cura di Alessandro Molinari Pradelli, un libro sulla storia dell’ocarina intitolato “Il suono dell’argilla. 1853-2003: l’ocarina di Budrio 150 anni dopo”, che raccoglie le ricerche di Adversi e le aggiorna con informazioni sui gruppi e sui costruttori attivi nei 40 anni successivi alla pubblicazione del suo libro.

Altre pubblicazioni sono apparse negli ultimi anni in Austria (“Die Ocarina” di Anton Hirschmugl) e Gran Bretagna (“The Ocarina: a Pictorial History”, a cura di David Liggins).

 Nel 2006 è uscito in Giappone un volume curato da Kazunori Ishima e Masakasu Yoshida, frutto di ricerche quasi decennali basate prevalentemente sugli archivi italiani (Museo dell’ocarina, Franco Ferri) e inglesi (famiglia Mezzetti).

 FONTI STORICHE

Penso che, oltre al già citato taccuino di Mezzetti con gli articoli di giornale, sul quale non mi posso soffermare per ragioni di spazio, si possano indicare quattro documenti che, per la loro antichità e per l’interesse delle informazioni fornite, possono essere considerati le fonti principali per la storia dell’ocarina. In ordine cronologico:

 1) l’articolo intitolato “Le ocarine di Budrio” apparso il 16 settembre 1865 su “La Marmitta”, giornale umoristico che usciva settimanalmente come supplemento de “Il Patriota Cattolico”

L’importanza di questo documento sta essenzialmente nella sua data di pubblicazione, che lo rende la fonte scritta più antica in cui si parla di ocarine. 

 2) la lettera autografa di Giuseppe Donati (archivio del sig. Vincenzo Marchesini), spedita presumibilmente nel 1869 ad un giornale di Venezia in risposta alla lettera (a noi sconosciuta) di un lettore, nella quale Donati ribadisce di essere “inventore dell’ocarina”.

 3) l’intervista pubblicata (su un volantino pubblicitario) da Alberto Napoleone Mezzetti nel 1890.

E’ scritta in inglese e ripercorre la storia dell’invenzione dell’ocarina dal punto di vista, non disinteressato, dello stesso Mezzetti. E’ una fonte sulla quale mi soffermerò un po’ più a lungo, anche perché, pur essendo ricca di informazioni fornite direttamente da un protagonista delle vicende di cui ci stiamo occupando, è poco conosciuta.

 4) la (celebre) intervista rilasciata dall’ormai anziano Giuseppe Donati al giornalista Otello Cavara, apparsa con un interessante corredo di foto sulla rivista milanese “Ars et Labor” nel 1909.

E’ la fonte dalla quale quasi tutti gli articoli giornalistici riportati da Adversi prendono spunto.

 Lo scopo di questo mia breve scritto è quindi di analizzare e confrontare tra di loro queste quattro fonti, in particolare per ciò che concerne i primissimi anni seguenti l’invenzione di Donati.

 1) L’articolo apparso su “La Marmitta” è, come detto, importante perché ci informa che nel 1865 già si tenevano piccoli concerti di cinque (o sei, come in questo caso) ocarine e che “tutti i ragazzi, grandi e piccoli, (…) suonano giorno e notte queste ocarine, di modo che se entrate in Budrio (…) non ascoltate che fischi di ocarine”. In questo articolo si racconta di come una sera “il concerto delle ocarine, composto da sei suonatori compreso il capobanda” entrò in Budrio “suonando alcuni pezzetti di musica con sufficiente garbo, a tal punto che i budriesi ci avevano gusto ad ascoltarli”. Ma non dello stesso avviso fu l’autorità giudiziaria, che incriminò i musicisti per turbamento della quiete pubblica!

Non dice nulla sul repertorio né sul nome dei suonatori. Ci dice però che furono condannait a pagare una forte ammenda oltre che le spese processuali.

Trattandosi di un giornale umoristico di area cattolica, l’intento dell’articolo è quello di prendere in giro le istituzioni (forze di pubblica sicurezza, Tribunale) dello Stato italiano, nato da pochi anni e a quell’epoca in forte dissidio col Papa. 

 2) la lettera autografa di Donati è probabilmente la brutta copia di una lettera inviata al Direttore di un giornale (di cui non conosciamo il nome). Dalla citazione presente nella lettera del “Teatro Rossini” (citato anche in un articolo del 7 dicembre 1869 del giornale veneziano “Il Tempo”) si può indurre che si tratta di una lettera scritta in occasione del concerto che il gruppo tenne a Venezia nel 1869. Non sappiamo se il giornale l’abbia o meno poi pubblicata!

Donati, che tra l’altro dimostra un’ottima conoscenza della lingua italiana scritta, cosa non comune nell’Italia dell’epoca, ha sentito il bisogno di scrivere al giornale per replicare alla lettera (pubblicata ma a noi sconosciuta) di un certo Eugenio Paolini. Donati ribadisce di essere lui l’inventore dell’ocarina “premiata di medaglia d’oro e con lunghissimi studi” e che “il nome di Montanari (dell’Appennino) il pubblico stesso lo diede ai concertisti per il costume pittoresco che indossano”.

 3) l’intervista ad Alberto Mezzetti uscì nel 1890 in occasione della Fiera Francese di Londra (presso la quale Mezzetti aveva affittato uno stand), su di un volantino pubblicitario il cui scopo era dimostrare la superiorità delle ocarine da lui prodotte rispetto alle “spurious and imperfect imitations” (sappiamo che Mezzetti si riferisce alle ocarine austriache prodotte da Heinrich Fiehn!).

Le tre semplici domande a cui Mezzetti risponde sono (traduco direttamente dall’inglese):

da dove viene lo strumento musicale chiamato ocarina?

Chi l’ha inventato?

Quando?

Innanzitutto è interessante notare come Mezzetti non si definisca “costruttore di ocarine” ma “l’inventore dell’ocarina col pistone d’intonazione”. In altri articoli metterà in rilievo questa sua invenzione (brevettata) per dimostrare che i suoi strumenti ormai avevano poco a che fare con la “primitiva” ocarina di Donati.

C’è poi una sintetica ma precisa ricostruzione che conferma, oltre che l’origine del nome (“little goose”) il passaggio dall’ocarina “giocattolo venduto alle fiere, in grado di fare solo due note” all’ocarina “strumento musicale”.

Riporto l’intero periodo, particolarmente significativo.

“A circa 17 anni di età, nel mio paese nativo di Budrio, in Italia, un mio amico, Donati, ebbe l’idea di praticare altri buchi in uno di questi giocattoli, e avendo trovato che i suoni prodotti erano naturali, somiglianti a frammenti della scala musicale, si mise a fare altri giocattoli dello stesso tipo. Io ed altri compagni di scuola, Grossi e Vignoli, gli suggerimmo di fare Ocarine con un numero di buchi sufficiente a produrre una scala completa. Tutti insieme provammo vari modelli per alcuni anni ed alla fine trovammo che l’unica forma adatta alle due mani  era l’attuale forma dell’Ocarina”.

E’ interessante notare come Mezzetti confermi che Donati al tempo dell’invenzione aveva 17 anni.

Il suo intento principale è però quello di minimizzare il ruolo dell’inventore per valorizzare al contrario il lavoro di gruppo. Notate l’uso della prima persona plurale.

“Continuammo le nostre prove e scoprimmo che taglie diverse producevano una varietà di suoni, così ne costruimmo di varie dimensioni per poter suonare pezzi musicali sulla scala diatonica. All’incirca nel 1865-66, riuscimmo a produrre la scala cromatica, con l’eccezione del primo semitono, che veniva ottenuto soffiando più forte”. Questa notazione ha in realtà a mio parere il solo scopo di far risaltare un’altra invenzione (brevettata) dei Mezzetti, ovvero il doppio buco per il mignolo destro.

“Abbiamo poi formato un gruppo di sei o sette amici composta da me, mio fratello, Grossi, Vignoli, Avoni, Mignani, Tassoni, Vicinelli”. Come noterete, il numero complessivo è di otto, in quanto Mezzetti considera la rosa completa dei suonatori, compresa la “riserva” (suo cognato Tassoni).

“Decidemmo di fare un tour attraverso l’Europa, cominciando dall’Esposizione di Vienna del 1873. Fu a Lisbona che per la prima volta trovammo imitatori del nostro gruppo di ocarine: a causa della stupida ambizione (!) di uno dei membri del nostro gruppo, Vicinelli, che ebbe l’audacia di attribuire a sé stesso il merito dell’invenzione dell’ocarina e di costruirne alcune in pubblico. Ciò diede l’idea ad alcuni abili musicisti dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Lisbona di creare un altro gruppo di ocarine. Suonando strumenti costruiti da loro stessi, col nostro stesso nome di “Montanari degli Appennini”  andarono a suonare in Brasile ed in America, mentre noi andammo in Spagna e Francia.”

Molto interessante, anche se Mezzetti omette di dire che del gruppo formato dai musicisti portoghesi facevano parte lo stesso Vicinelli, Mignani ed Avoni…

 Secondo altre fonti (Casari) questo secondo gruppo, sostituiti i musicisti portoghesi con nuovi e vecchi ocarinisti italiani, probabilmente essi stessi budriesi (Cupini, Stupazzoni, Bagnoli, Tassoni), effettuò una lunga tournée nell’Europa del Nord   (Olanda, Danimarca, Svezia, Austria).

“Da allora nacquero molti altri imitatori del nostro gruppo, e l’ocarina è stata anche copiata da Austriaci e Tedeschi. I Fratelli Mezzetti si stabilirono a Parigi nel 1878, come costruttori di ocarina e io ho inventato il pistone (“slide”) che permette di intonare l’ocarina ad altri strumenti (…). Mio fratello Ettore nel 1880 ha sviluppato l’ocarina mettendo due buchi anziché uno nell’estremità dello strumento (mignolo destro, ndr), allo scopo di rendere più facilmente il primo semitono della scala senza dover soffiare più forte come nelle precedenti ocarine”.

“Gli Inventori sono ora riusciti ad estendere l’estensione ed hanno brevettato questa invenzione in vari paesi (…)”.

Interessante l’uso (ambiguo) di “inventori” per definire sé ed il fratello. Purtroppo non saprei indicare a quale invenzione per ampliare l’estensione  questo testo si riferisca!

 4) Il titolo dell’articolo di Cavara è “Intervista all’inventore”. Comincia con alcune note biografiche su Donati. Innanzitutto la data di nascita, 2 dicembre 1836. Poi ci dice che sin da piccolo era appassionato  di musica e che, da adolescente, suonava l’organo in chiesa ed il clarinetto nella banda del paese. Si arriva subito al dunque, all’invenzione dell’ocarina. Riporto direttamente le parole di Cavara:

“(…) Immaginò, cioè, uno strumento musicale simile alle ocarine di terra cotta che si vendono ancora nelle fiere, col becco, colla coda e panciute. La differenza tra queste e quella (creata da Donati, ndr.) era di genere musicale.

Poichè l’ocarina (di Donati, ndr.), vuota internamente, col becco aperto e con quattro fori ai fianchi, suonava. Con essa si poteva eseguire qualche facile melodia, contenuta però nell’estensione di un’ottava.

Lo scherzo piacque ai musicisti di Budrio e il Donati ne concepì un altro, stavolta, però, non sonoro. Eseguì con della creta un oggetto somigliante a una cornetta. Ma continuando a maneggiarlo, l’oggetto si spezzò: caddero l’imboccatura e la canna conduttrice del fiato. La parte superstite mantenne una forma tale che rivelò al Donati l’ocarina definitiva, quella destinata alla popolarità. Egli si diede a fabbricarne altre forando buchi per tutte le dieci dita in posizioni comode”.

L’intervista ci dà poi un’informazione importante. Trascorsero giorni febbrili pel giovane inventore, allora diciassettenne”. Grazie a questa informazione è stato possibile datare l’invenzione dell’ocarina al 1853.

E’ invece piuttosto vaga per quanto riguarda i tempi della creazione delle “cinque ocarine, di grandezze diverse, le quali comprendevano insieme, tra bassi e acuti, un’estensione di note pari a quella del pianoforte.”  Quintetto che sappiamo aver tenuto i primi concerti in ambito locale verso il 1863.

“I cinque istrumenti passarono ad altrettanti suonatori scelti fra i più appassionati musicanti di Budrio, tra i quali il Donati. Essi formarono il “Concerto delle ocarine” e crearono felicità del paese per qualche settimana, andarono intorno, tutte le sere, a suonare in osterie e in case private.”

Il repertorio, inizialmente formato da musica da ballo, si arricchì col tempo di arrangiamenti di brani d’opera (Traviata, Trovatore).

E qui comincia il racconto, ricco di particolari, della prima (1869) tournée del quintetto, del quale faceva parte lo stesso Donati.