Giappone 2009
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Mon, 16 Mar 2009 14:20:59 +0100

dialogo giapponese

Fabio: Buongiorno Giulio

Giulio: Buongiorno Fabio

Fabio: Allora, sono trascorsi i primi cinque giorni in Giappone. Cosa raccontiamo ai nostri amici budriesi?

Giulio: Il viaggio sta andando bene. Devo dire che è un’emozione particolare arrivare qui, dall’altra parte del mondo, e trovare dieci bravi ocarinisti, molto preparati, che suonano i pezzi della nostra tradizione come le polke, i valzer, le arie d’opera. Anche il resto dell’accoglienza è stata molto calorosa e il concerto di Tokyo di sabato è stato molto apprezzato.

Fabio: Ma cos’è che ti ha più colpito di questo Paese, quello che non ti aspettavi dalla tua esperienza di accanito lettore di manga?

Giulio: Il Giappone apparentemente è sempre uguale a se stesso, ma in realtà ogni cosa riserva delle sorprese e delle particolarità. Dietro ogni c osa c’è una storia, una tradizione o un’idea che i giapponesi hanno sviluppato. Purtroppo c’è il problema della lingua: in pochi conoscono l’inglese o altre lingue europee. Io, comunque, i manga non li leggo!

Fabio: Beh, in base alle nostre statistiche, in Giappone c’è la stessa probabilità di trovare qualcuno che parla inglese che si ha di trovare in Italia qualcuno che parla svedese! Fenomeno ocarina: pensi seriamente che Budrio (da queste parti meglio conosciuto come Budòrio) abbia delle carte interessanti da giocare?

Giulio: Ci possiamo giocare il fatto che siamo noi la patria dell’ocarina moderna. Lo dobbiamo fare in due modi: promuovendo in ogni modo la nostra storia a tutti gli appassionati di musica, ma anche coinvolgendo ocarinisti giapponesi attraverso le nostre musiche suonate con le nostre ocarine. I tuoi concerti qui, che speriamo si ripetano anche in futuro, sono di grande aiuto in questo.
Ma Fabio, quando qui incontriamo maestri e suonatori di ocarina questi ti adorano e pendono dalle tue labbra. Come ci si sente in questi panni?

Fabio: Sai, suonando l’ocarina in stile budriese dalla tenera età di 10 anni ed avendone compiuti ormai 41, la prassi esecutiva di Sprizzi Sprazzi o del Canto degli uccelli penso di averla ben compresa, per cui in questo campo mi sento di poter dare loro dei consigli sensati… Certo che l’entusiasmo che i giapponesi mettono nelle cose, in questo caso nello studio dell’opera barattoniana, lascia sempre un po’ stupiti noi europei!

Giulio: Bene, a questo punto salutiamo tutti da Hamamatsu dove domani (martedì 17) ci aspetta una conferenza/concerto sulla storia dell’ocarina davanti a 150 appassionati e allievi delle scuole locali di ocarina. Saremo poi di nuovo a Tokyo e poi a Osaka per il Concorso lirico “Anselmo Colzani”. Venerdì, infine, a Kobe per l’ultimo concerto di ocarina.

Fabio: Arigatò gosai mas

Giulio: Arigatò gosai mas